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30 gennaio 2010
JACQUELINE MONTARRI.
 La ricerca dell’eterna giovinezza, ha guidato molti verso azioni di grande eroismo e terribile disperazione. Per alcuni, è una nobile ricerca che guida alla scoperta di grandi progressi nella medicina. Per altri, è un’ossessione che porta verso i più abominevoli crimini. Nel caso di Jacqueline Montarri, è divenuta la base per una serie di crimini tanto orribili e bizzarri come mai in tutta la sordida storia di Ravenloft. Possiede una collezione di più di tre dozzine di teste mozzate. E’ in grado di rimuovere la testa che indossa e riposizionarne sopra un’altra della sua collezione, ogni volta che vuole. Dato che lei cambia testa ad ogni cambiamento d’umore, i lineamenti del suo volto cambiano costantemente. Non possiede più la sua testa originale, così le sue vere sembianze sono dimenticate da molto tempo. Jacqueline cambia i suoi abiti spesso come cambia testa. La sua vanità le impone di vestire solo indumenti tra i più lussuosi, scelti sempre come complemento alle teste che indossa. L’unico aspetto costante nel suo abbigliamento è un nastro di velluto cremisi legato intorno al suo collo. Dato che quest’oggetto magico assicura le varie teste al suo corpo, non ne è mai priva. Nel caso questo non si adatti al vestito o alla testa scelta, lo copre con una sciarpa o dei gioielli. La lingua nativa di Jacqueline è il Balok, la lingua comune di Barovia. Ognuna delle sue altre teste conosce uno o più altre lingue, rendendo facile per lei comunicare con quasi ogni visitatore. COMBATTIMENTO: l’arma favorita di Jacqueline è Zanna di Ferro, la sua spada vorpal. Questa spada è stata modellata in secoli addietro da ferro meteorico dai drow di Arak, dai quali la rubò molto tempo fa. E’ in grado di usare quest’arma perfino quando indossa la testa di un mago o di altre classi che di norma non sono in grado di usare questo tipo di spada. Quest’arma funzione come descritto nel Manuale del Dungeon Master. Jacqueline ha fatto l’abitudine di mietere nuove teste solamente con questa lama. Questo non significa che non abbia altre armi a sua disposizione. Difatti, ogni volta che indossa una nuova testa, prende la classe e il livello di abilità precedentemente associate a questa. Perciò, se decide di indossare la testa di uno psionico, acquisisce i suoi poteri mentali. Nel caso di un lanciatore d’incantesimi, lei non può imparare nuovi incantesimi, ma può lanciare un qualsiasi incantesimo conosciuto dal mago o dal chierico dal quale lei ha preso la testa. In ogni caso, si presume che gli incantesimi siano stati appena memorizzati nel momento che indossa la testa. La maledizione della vita eterna sotto la quale vive Jacqueline le ha dato molte abilità speciali. Per esempio, rigenera i punti ferita persi al ritmo di 1 punto a turno, perfino dopo la morte. L’unico modo in cui lei può essere totalmente distrutta, è quello di incenerire la sua testa originale. Dato che nessuno, perfino Jacqueline stessa, sa dove sia nascosta, al momento sembra essere un pericolo di poco conto. In aggiunta al suo potere rigenerante, è anche immune a tutti i veleni, malattie e la paralisi magica. Per questo motivo incantesimi come: causa malattie, blocco o sonno, non hanno effetto su di lei. Incantesimi ed oggetti che influenzano la mente, come l’incantesimo charme, la colpiscono normalmente. Jacqueline non è una non morta, così, tentativi di scacciarla o l’uso d’incantesimi destinati a combattere tali orrori, non hanno effetto su di lei. Queste immunità sono un’aggiunta al 50% di resistenza alla magia che le danno le energie magiche che sono state infuse su di lei. Ogni volta che Jacqueline è chiamata ad effettuare un tiro salvezza, lo fa con la classe ed il livello della testa che sta indossando in quel momento. Perciò, se sta indossando la testa di un guerriero di 10° livello farà il tiro corrispondente. Jacqueline impiega un intero round per cambiare testa. A condizione che indossi il suo nastro cremisi, la testa rimane completamente attaccata al corpo, ossia, non può essere tirata via o rubata. Se il nastro è rimosso, cosa difficile dato che è indifferente ad ogni danno e non può essere distrutto, la testa cade istantaneamente e Jacqueline perde l’accesso a tutti i poteri che gli provengono da essa. Perfino senza una testa il corpo di Jacqueline è in grado di muoversi e agire normalmente; la maledizione che porta addosso, la rende in grado di vedere e sentire, ma non di parlare, anche senza testa. HABITAT/SOCIETA’: Jacqueline è nata nel dominio di Barovia circa 200 anni fa. Crebbe nel villaggio di Krezk, imparando l’arte del furto dai suoi genitori, che erano entrambi maestri del furto, ma presto superò i suoi maestri. Arrivata all’età di 16 anni, divenne uno dei vagabondi più abili del dominio, ed anche una delle donne più belle. Come altri di sangue Baroviani, Jacqueline scoprì che la sua bellezza cominciava a svanire leggermente sul finire dei suoi venti anni. Minuscole linee cominciarono ad apparire intorno agli occhi, e i primi, pochi, capelli bianchi si mostrarono nei suoi capelli corvini. Per Jacqueline, che era orgogliosa della sua bellezza e del potere che le dava sugli uomini, questo cambiamento era insostenibile. Sforzandosi di trovare un qualche modo di preservare la sua bellezza, Jacqueline viaggiò fino ai Vistani accampati sulle sponde del fiume Ivlis. Trovò Madame Eva, la matriarca dei Vistani di Barovia, e pregò per avere qualche rimedio per rimanere per sempre giovane e bella. Quando la vecchia Vistana si rifiutò, Jacqueline si offrì di comprare il segreto per lei, promettendo di rubare per lei qualunque cosa potesse desiderare. Ancora, Madame Eva rifiutò, dicendole che i segreti dei Vistani non sono in vendita. Ciò fece infuriare la disperata ladra. In un attimo, afferrò la vecchia Vistana e le poggiò un coltello sulla gola. Non appena un leggero rivolo di sangue sgorgò dal collo di Madame Eva, Jacqueline pretese il suo aiuto. Con calma, Madame Eva le disse che c’era un modo per assicurarsi che la sua bellezza non svanisse mai, la vecchia disse che avrebbe trovato ciò che cercava nella libreria di Castel Ravenloft. Il sollievo inondò la ladra di Krezk, pensando che l’oggetto dei suoi desideri era a portata di mano. Il fatto che doveva andarlo a rubare nel castello del sinistro signore di Barovia non significava nulla per lei. In modo da assicurarsi che la vecchia non potesse tradirla, Jacqueline tagliò la gola di Madame Eva. Lasciando il corpo indietro, fece scivolare il suo coltello nel fodero e svanì nella profonda notte Baroviana. Se si fosse presa la briga di guardarsi dietro, avrebbe notato un sorriso maligno sul volto della donna morta. Jacqueline non sprecò tempo nel prendere la via del minaccioso castello. Non comprendendo pienamente gli orrori che abitavano nella grande struttura di pietra, scalò le mura esterne e attraversò il parapetto, entrando nella fortezza attraverso il campanile. Esplorando le oscure sale del grande castello in cerca della libreria, non si accorse dell’ombra silente che seguiva di nascosto i suoi passi. Alla fine, la ladra trovò quello che stava cercando. Cautamente, scivolò nella libreria e cominciò ad esaminare i tomi e i volumi che erano allineati sugli scaffali della grande stanza. Ma non appena allungò una mano per prendere un libro dai ripiani, si pietrificò al suono di una risata maligna dietro di lei. Girandosi, si trovò faccia a faccia con Strahd Von Zarovich. In preda al panico, si girò velocemente in cerca di un’uscita, ma il vampiro si avventò su di lei prima che potesse fare pochi passi. Urlando per l’orrore, sentì la sua vita risucchiata via per soddisfare la fame del malvagio signore di Ravenloft. Non appena il suo raggelante tocco si diffuse attraverso il corpo di lei, l’oscurità l’avvolse e Jacqueline perse conoscenza. Quando i suoi occhi si aprirono, scoprì di essere in una grande gabbia che oscillava avanti e indietro. Quando i suoi sensi tornarono gradualmente, realizzò che era stanca ed affaticata, ma che il vampiro l’aveva lasciata in vita. La gabbia risultò essere su un carro che scendeva per la stretta strada di Castel Ravenloft in direzione del villaggio di Barovia. Il carro si fermò al centro del villaggio. Un alto ed oscuro uomo scese dal sedile del guidatore e suonò un triste e rumoroso richiamo in un corno di ferro. Appena la gente del villaggio si radunò attorno, il guidatore brandì una pergamena. “Si porta a conoscenza che “, lesse, “questa donna è stata scoperta attraversare le stanze di Castel Ravenloft. Per ordine di Strahd Von Zarovich, signore di Barovia, lei è messa a morte. Affinchè altri, che volessero seguire un tale stupido comportamento, tengano conto del suo fato. “ Detto ciò, l’uomo aprì la gabbia e trascinò Jacqueline fuori. Lottò per liberarsi, ma era troppo debole per l’attacco del vampiro per fare un’effettiva resistenza. Piangendo e supplicando per la grazia, fu obbligata ad inginocchiarsi e la sua testa fu posta su un ciocco di legno. Sotto lo sguardo attento della gente di Barovia una grande ascia fu portata avanti e Jacqueline Montarri venne decapitata. Quando la folla silenziosa si disperse, una rappresentante dei Vistani si fece avanti. Raccontò la storia della morte di Madame Eva e chiese che il corpo della ladra fosse dato indietro ai parenti della donna assassinata. A nome di Strahd, il guidatore acconsentì, e la Vistana portò via il cadavere mutilato. Per parecchi giorni, la Vistana lanciò intricate magie sul corpo. Quando, una settimana dopo la sua morte, Jacqueline fu riportata in vita. Quando le tornò la percezione, scoprì che era chiusa in fondo ad un grande carro Vistana. I vestiti con cui era morta, la tunica di cotone e i pantaloni di cotone scuro che preferiva quando andava a rubare, non c’erano. Ora, era vestita dei colori accesi e scompigliati delle donne Vistani. I capelli erano legati indietro con una corda rossa, una larga benda cremisi circondava il suo collo, e i pesanti odori di profumi esotici le scendevano intensamente addosso. Con orrore, Jacqueline realizzò che quelli erano gli stessi vestiti che Madame Eva indossava quando la uccise. Non c’erano segni di sangue sopra, ma i motivi e le decorazioni cuciti sopra erano inconfondibili. La sua mente si annebbiò, Jacqueline provò a ricordare gli eventi che l’avevano portata in quel luogo. Ricordò il suo incontro con Madame Eva ed il suo tentativo di svaligiare Castel Ravenloft. Con un fremito ricordò la sua cattura da parte di Strahd Von Zarovich, ed il tocco gelido del vampiro. Quando, con un’ondata di gelida paura che l’attraversò, ricordò gli eventi che seguirono. Vide la carrozza, il boia e gli abitanti di Barovia. Ricordò perfino l’ascia che cadeva la bruciante oscurità che seguì. Jacqueline sapeva che doveva essere morta. Non c’era modo per cui lei potesse essere sopravvissuta alla decapitazione. In qualche modo i vistani dovevano averle ridato la vita. Ma era vita? Terrorizzata, considerò la possibilità che potesse essere un qualche tipo di orrendo non morto. Un controllo veloce rivelò che sia il battito che la respirazione erano normali, così lei mise da parte la paura che non fosse più veramente viva. Certa che qualunque fato i Vistani avessero in mente per lei sarebbe stato terribile, decise di fuggire, attingendo alla sua esperienza da ladra per aprire facilmente la porta del carro e scivolando silenziosamente nella notte. Con sua sorpresa, era proprio sola. Non c’era traccia del comitato d’accoglienza che si aspettava di trovare fuori dal carro. Invece, un’ampia radura si estendeva intorno a lei. I Vistani erano stati là, tanto la cosa era evidente dai falò spenti, ma erano ormai lontani. Tranquillizzata, e più che un po’ confusa, Jacqueline lasciò la radura dietro di lei nell’evenienza che i Vistani potessero tornare. Attraversò velocemente la Vecchia Strada di Svalich e scoprì che non era lontana da casa sua. Con il cuore più leggero, accellerò il passo verso Krezk. Le strade di Krezk erano quasi deserte, e Jacqueline arrivò all’ingresso di casa sua senza difficoltà. Scivolò dentro e sbarrò la porta dietro di lei. Cercando di dimenticare gli incubi degli ultimi giorni, accese un fuoco e cominciò a scaldare un po’ d’acqua per lavarsi. Decise di dare un ultimo sguardo allo stravagante abito Vistana che indossava prima di bruciarlo nel fuoco. Si mise davanti ad uno specchio d’argento e lasciò uscire un urlo di terrore che alcuni dicono può essere ancora udito nei vicoli di Krezk. Nello specchio, vide la flessuosa figura alla quale era abituata. Le sue lunghe, snelle braccia e gambe, tanto in forma e muscolose quanto quelle di un atleta, erano abbellite dal costume gitano che indossava. Il suo volto comunque, era raggrinzito e vecchio. Difatti, la testa sul suo corpo non era nient’altro che quella di Madame Eva. Disgustata, Jacqueline stracciò l’abito colorato, sganciando di fretta bottoni e ganci. Tolse la corda dai suoi capelli, e scoprì che le sue solite trecce arrotolate erano diventate di un ispido grigio. Ma fu soltanto quando tolse il nastro dal suo collo che la reale enormità della punizione Vistana si rivelò. Non appena il nastro cremisi cadde dal suo collo, la stanza sembrò inclinarsi all’impazzata intorno a lei. Ebbe la sensazione di cadere e provò inutilmente a riprendersi. Quando riuscì di nuovo a focalizzare, vide la sua nuova testa che sembrava le sorridesse dal pavimento, mentre sul suo collo non sentiva nient’altro. È un tributo alla volontà di ferro di Jacqueline Montarri che non perse la ragione immediatamente. Invece, provò a calmarsi e a cercare di capire la maledizione che gravava su di lei. Per esempio, scoprì che poteva controllare il suo corpo normalmente, perfino senza testa. Quando sollevò la raggrinzita testa della vecchia Vistana e la poggiò sul suo collo, cadde di nuovo sul pavimento. Solamente quando la poggio sul suo collo e la legò con il nastro di velluto, questa rimase ferma. Quando alla fine Jacqueline accettò quello che le era successo, giurò di spezzare la maledizione. Scovò di nuovo il campo dei Vistani e chiese di sapere cosa le aveva fatto. Per la maggior parte, le sue uniche risposte furono risate e sbeffeggiamenti. Una vecchia donna, che si dichiarò essere la figlia di Madame Eva, si degnò di parlarle. Lei era aspra, come uno poteva ben eccepire, e sembrava deliziata per la sofferenza che bruciava l’anima di Jacqueline. Disse alla ladra che la sua unica possibilità di liberarsi della maledizione era, di trovare la sua testa originale e rimetterla al suo posto. Se questa fosse stato fatto, il desiderio della ragazza di eterna giovinezza e bellezza sarebbe stato esaudito. Quando Jacqueline chiese di sapere dove fosse la sua testa, la vecchia donna rise e andò via. A dispetto dei secoli che erano passati da quell’incontro, Jacqueline non era stata in grado di localizzare la sua testa originale. Nei tanti anni che erano passati da quel giorno, Jacqueline aveva imparato molte cose sulla sua maledizione e le sue sottili ramificazioni. La più importante di queste, forse, è che lei può indossare le teste staccate di altri allo stesso modo di quella di Madame Eva. Inoltre, ha scoperto che comincia a sviluppare terribili mal di testa se indossa la stessa testa per più di tre giorni di fila. A causa di ciò, ha accumulato, con una serie di brutali omicidi, una grande collezione di teste in un periodo di molte decadi. Ogni volta che indossa una testa, prende la classe e le abilità associate alla testa prima della decapitazione. Così, se lei indossa la testa di un mago di 10° livello, lei prenderà le abilità di lanciare incantesimi di un tale personaggio. La varietà di teste che possiede le garantisce un grande assortimento di capacità e abilità. La maggior parte delle teste di Jacqueline, sono scelte non per le loro speciali abilità, ma per le loro attrattive fisiche. La stessa vanità che l’ha condotta a sfidare Castel Ravenloft l’ha portata a creare una collezione delle più belle teste che uno può immaginare. Passa innumerevoli ore a truccarle, cambiare le pettinature e ad agghindarle. Jacqueline, nel corso dei secoli, ha fatto esperimenti con questa sua speciale abilità. Ha scoperto che non può indossare teste che non siano di femmine umane. Uomini, e femmine di altre razze, come elfi e anche mezz’elfi, non può usarli. Preferisce reclamare nuove teste con la sua spada vorpal, per l’accuratezza del suo taglio, ma questo non è un requisito della sua maledizione. ECOLOGIA: per ogni giorno che Jacqueline indossa una data testa, essa invecchia di un anno. Quando la testa non è sul suo collo, questa non invecchia. Questo rapido invecchiamento causa il veloce deperimento anche della più bella testa. A causa della sua grande vanità, Jacqueline pretende di indossare solamente le teste più belle, ed è alla costante ricerca di nuove teste per sostituire le vecchie. Piuttosto che distruggere le teste che non usa più, Jacqueline semplicemente le getta nel grande seminterrato sotto la sua lussuosa casa a Krezk. Per il fatto che, queste teste non muoiono ma rimangono pienamente coscienti, questa stanza è divenuta un pozzo di sofferenza più nero di un qualsiasi abisso conosciuto. Le teste gettate qui sono mantenute in teche di vetro e impilate in file su file, come se fossero contenute in un grande magazzino. La stanza è colma di una cacofonia infinita di urla, lamenti e singhiozzi, mentre la follia reclama gradualmente quelli che sono intrappolati qui. Le persone che entrano in quest’area di follia e vedono le centinaia di teste eternamente vive e tormentate, devono fare almeno un tiro su paura. Se s’individua la testa di un amico tra le altre nella stanza, si deve fare un tiro su orrore. Ne Jacqueline e ne le sue molte teste hanno bisogno di mangiare e di bere. Però lei mangia in compagnia degli altri, perché questo l’aiuta a mantenere l’illusione che lei sia ancora una donna normale.
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